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Fondo Igino Benvenuto Supino

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Il fondo si trova presso il Dipartimento di Arti visive, performative, mediali. Una parte di quello fotografico è stata catalogata dall'Archivio storico e consta di 3249 fotografie: 2163 riguardano l'Italia, le cui regioni più rappresentate sono il Veneto, l'Emilia Romagna, la Toscana e la Sicilia, mentre per quanto riguarda le singole città il primato spetta a Roma con 542 fotografie ed a Napoli con 151; 1086 gli Altri paesi (in particolare la Grecia con 409 fotografie seguita da Francia e Spagna), l'Asia ed i Paesi dell'Africa settentrionale.

Biografia

Il merito di Igino Benvenuto Supino è quello di aver rivoluzionato l'approccio metodologico alla storia dell'arte sia dal punto di vista concettuale che da quello didattico; e, se per questo cambiamento erano ormai maturi i tempi, è anche vero che fu decisiva la sua singolare personalità ed il suo ingegno.
- Nasce a Pisa il 29 settembre 1858 da Moisè ed Ottavia Levi, una famiglia ebrea colta e benestante. Un percorso scolastico mai concluso, una passione per l'arte che si manifesta inizialmente come amore per la pittura, l'eclettismo degli studi e degli interessi, il contatto e la collaborazione con figure di spicco della cultura dell'epoca, sono elementi che permettono la delineazione di una figura di studioso aperto e vivace.
- Nel 1889 avvia una collaborazione con varie riviste del settore, "l'Arte", "L'Archivio storico dell'Arte", la "Rivista d'Arte" (della quale fu tra i primi fondatori), il cui contributo rimase costante e continuo. Durante l'incarico d'Ispettore dei Monumenti della Provincia di Pisa (dal 1889), contribuisce alla valorizzazione del patrimonio artistico locale, ed in particolare alla nascita del Museo Nazionale San Matteo di Pisa, un ex convento inaugurato nel 1893, il cui patrimonio si era formato principalmente per il passaggio allo Stato delle opere dei beni conventuali soppressi dopo la costituzione del Regno d'Italia, e che si accrebbe ulteriormente grazie alle ricche donazioni dei pisani, primo fra tutti il padre di Igino, Moisè.
A Firenze, dal 1896 al 1907, ebbe l'incarico di Direttore del Museo del Bargello, occupandosi della stesura del Catalogo che per ampiezza e completezza viene ancora oggi utilizzato. Agli impegni ufficiali si aggiunsero quello di Ispettore dei Monumenti a Bologna e di Conservatore della Pinacoteca di Pisa, incarichi che ampliano l'orizzonte dei suoi interessi. I primi scritti riguardano infatti la Toscana, ma lentamente l'attenzione si sposta sempre di più verso il versante bolognese fino a sfociare in quello che è considerato il suo capolavoro, L'arte nelle chiese di Bologna (1932, 1938), giunto a noi incompleto.
- La data da considerarsi come spartiacque di questo cambiamento è il 1906, quando, nominato docente straordinario di Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna, Supino porta in ambito accademico quella ventata di novità in una disciplina che in quegli anni stava vivendo un momento di crisi, e di cui si avvertiva la necessità di un dibattito che ne ridefinisse i metodi e le finalità. Panzacchi suo predecessore, appartenente alla schiera degli intellettuali permeati da spirito romantico, concepiva l'espressione artistica come manifestazione puramente estetica che, per non condizionare l'estasi contemplativa, trascura ogni relazione e contesto storico; per Supino, allievo di D'Ancona, l'arte è manifestazione dello spirito inteso in senso hegeliano, e come tale, deve avere come fondamento la storia. L'approccio all'opera non è dunque mera contemplazione passiva, ma attenta indagine storica sulle personalità e sul contesto artistico in cui esse operarono. Per queste posizioni si allontana anche da un altro celebre storico, Alfonso Rubbiani, che animato dal più fervido spirito religioso, concepisce l'opera come unione di poesia ed estetica; con Rubbiani la polemica si sposta dal piano della didattica a quello dei criteri del restauro.
- Nei primi anni del Novecento si assiste ad una generale presa di coscienza del valore storico dei monumenti e degli edifici cittadini; in molte città si avverte la necessità di un piano generale di recupero della memoria cittadina che a Bologna vede come protagonista proprio Alfonso Rubbiani, per il quale come afferma in Bologna riabellita del 1913, il restauro è "arte in quanto connette, dispone, integra, suppone, intuisce; scienza in quanto ricerca, confronta, distingue". Supino, nella commemorazione al Rubbiani (1914), riapre la polemica ribadendo la sostanziale differenza che intercorre fra la figura dell'artista, che può liberamente creare, e quella dello studioso che non deve stravolgere l'opera né valicare i limiti che l'artista o la storia hanno loro imposto: "questo appunto è il modo, cioè il confine tra il conoscere per conservare razionalmente e l'interpretare, il supplire, il ricreare in una parola, e il confine divide lo storico, il quale considera quei limiti insuperabili e degni di assoluto rispetto, dall'artista …". L'opera dunque come testimonianza dell'uomo in un determinato tempo ed un determinato luogo, inserita in un preciso contesto storico come segno di civiltà. Questo innato senso del rigore scientifico, deriva da una visione positivistica della realtà; la scienza diventa il linguaggio comune per la cultura, il nuovo fattore di unità della società occidentale.
L'avvento della fotografia fornisce un valido strumento d'indagine per studiare la storia dell'arte; Supino fa largo uso di questa nuova tecnica d'impressione delle immagini, sia nelle pubblicazioni, sia come supporto visivo nell'insegnamento della Storia dell'arte. Il materiale a sua disposizione è notevole; verso la fine del XIX secolo il neonato spirito di nazione aveva contribuito alla presa di coscienza di un patrimonio artistico nazionale e della necessità di un censimento sistematico di esso attraverso la fotografia.
- La sua presenza all'interno dell'ateneo bolognese non è isolata al solo insegnamento; sono infatti numerosi i riconoscimenti accademici ottenuti a partire dal 1908: socio della Società Colombaria di Firenze, accademico onorario della R. Accademia delle Scienze di Bologna, socio corrispondente della R. Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna; l'anno successivo insegna al Corso di Perfezionamento per i Licenziati delle Scuole Normali. Supino deve attendere il 1914 per essere nominato professore ordinario di Storia dell'arte Medievale e Moderna (cambia anche la dicitura della materia). Nel 1919 è Presidente della Commissione Provinciale per la Conservazione dei Monumenti. Nel 1920 viene eletto Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, carica che manterrà fino al 1923, successivamente entra a far parte della Commissione Permanente della Biblioteca Universitaria e ricopre il ruolo di Direttore dello Stabilimento di Storia dell'Arte Medievale e Moderna. I suoi contatti non si limitano agli incontri ufficiali, dalla sua fitta corrispondenza privata emergono i nomi illustri di Giovanni Fattori, Giovanni Pascoli, Alessandro Ghigi, Giuseppe Ugonia, Nino Bertocchi, Luca Beltrami, ed altri. Nel 1928 è Direttore del Museo d'Arte Industriale a Bologna e successivamente, Presidente del Collegio Docenti, dell'Accademia di Belle Arti e del Liceo Artistico di Bologna. Inaugura l'anno accademico 1932-1933 con un discorso sulle "Tradizioni e forme nell'arte dei Primitivi Toscani"; il 3 giugno tiene la sua ultima lezione ufficiale. Il 16 luglio durante una cerimonia ufficiale, gli viene consegnata una medaglia d'oro da Alessandro Ghigi ed il Senatore Giuseppe Albini. Nella stessa occasione viene presentata una "Miscellanea di storia dell'Arte in onore di Igino Benvenuto Supino", curata dalla "Rivista dell'Arte". Durante l'inaugurazione dell'anno accademico 1934-1935, su proposta del Ministro dell'Educazione Nazionale, viene nominato professore onorario.
L'occasione della visita di Mussolini a Bologna, il 25 ottobre del 1936, e la consegna della collana rettorale da parte di Ghigi, sono un segno inderogabile dello schieramento politico del Rettore; l'anno accademico 1938-1939 si apre con l'allontanamento di undici docenti dall'università, fra i quali Supino. Morì a Bologna l'8 gennaio 1940. Tra il 1948 e il 1950, gli eredi Supino donano all'Università di Bologna l'intera biblioteca di Igino ed un fondo di circa cinquemila fotografie di soggetto artistico. Per questa donazione, che ancora oggi costituisce il corpus principale della biblioteca del Dipartimento di Arti Visive, l'ateneo intitolò l'Istituto di Storia dell'Arte a Igino Benvenuto Supino. L'Istituto mantenne questa denominazione fino alla trasformazione in Dipartimento di Arti Visive; la biblioteca porta ancora il suo nome.


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