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L’Archivio storico dell’Università di Bologna

Gian Paolo Brizzi
Testo in italiano Testo in inglese Testo in francese

(estr. da: Le patrimoine des universités européennes, sous la direction de Nuria Sanz – Sjur Bergan, Strasbourg, Ed. de conseil de l’Europe, 2002 / The heritage of European universities, eds. Nuria Sanz – Sjur Bergan, Strasbourg, Council of Europe Publishing, 2002)

Per quanto concerne lo stato degli archivi universitari italiani, la situazione bolognese è, se raffrontata con quella delle altre università storiche italiane, una delle migliori, sia per la continuità e completezza dei fondi conservati sia per il loro intrinseco interesse. Gli archivi delle università più antiche hanno infatti conosciuto molte traversie: dispersioni, danneggiamenti, furti, alcuni sono stati distrutti per cause belliche, incendi o terremoti, di altri si sono perse le tracce della documentazione più antica (come nella maggior parte delle università ove hanno operato i gesuiti); inoltre, in generale, la documentazione non è collocata nel medesimo sito ma, con riferimento all'ente che era preposto all'attività universitaria, la documentazione può trovarsi conservata fra le carte dei comuni, del vescovo, di un collegio professionale di avvocati e giudici o di medici e filosofi, o ancora di un dicastero incaricato del controllo delle attività universitarie. L'Unità d'Italia e l'inserimento degli Atenei degli Stati pre-unitari nel nuovo sistema universitario nazionale rappresentò anche per la documentazione archivistica un momento gravido di conseguenze: molte università, pur senza averne l’obbligo, optarono per consegnare la sezione più antica del proprio archivio negli archivi di Stato appena istituiti, e in attesa di norme valide per tutti parte degli archivi via via prodotti furono assorbiti dagli archivi centrali del regno d'Italia, a Torino prima (ove sono ad esempio conservate le pratiche relative alla nostra Università per il periodo dei governo provvisorio) e a Roma poi, presso l'archivio centrale dello Stato.

Bisogna dire che nella maggior parte dei casi la consegna degli archivi storici delle Università agli archivi di Stato ha posto in salvo la documentazione più antica, giacchè le Università non hanno sempre mostrato la cura e la competenza necessaria a svolgere i compiti di conservazione e di tutela che gli archivi storici richiedono. Da un ateneo all'altro la situazione è molto diversa non solo per l'entità e il valore della documentazione conservata ma anche per lo status dei rispettivi archivi storici: la maggior parte sono sprovvisti di personale competente, altri vi hanno provveduto attraverso la selezione di figure professionali ambivalenti.
Vediamo ora in particolare la situazione bolognese. Le carte storiche sono divise in due parti: quella anteriore all'Unità, fatte poche eccezioni, furono consegnate nel 1892 all'Archivio di Stato ove sono ancora depositate in un apposita sezione. Invece le carte prodotte dall'Università nel periodo post-unitario sono conservate nell' "Archivio storico" dell'Università. Questo è organizzato come un Centro di servizi con finalità didattiche e scientifiche, gode cioè della stessa autonomia di un Dipartimento: ha proprio personale tecnico, amministrativo e ausiliario, ha autonomia di spesa, ed è affidato ad un direttore che è affiancato da un comitato scientifico e da un comitato di gestione per la programmazione del bilancio.

Da un punto di vista delle competenze specifiche necessarie ad assolvere gli impegni che derivano dallo status di "archivio di particolare importanza", il nostro archivio dispone delle condizioni migliori per la sua salvaguardia e operatività, ha cioè personale specializzato e un comitato di studiosi che ne programmano l’atttività. Non mancano certo i problemi a cominciare da quelli logistici e organizzativi che rallentano la realizzazione dei programmi del comitato scientifico: fra questi va segnalata la permanenza di intere sezioni dell'archivio storico presso le sedi che producono atti e quelli rimasti nell’archivio di deposito presso le diverse sezioni in cui si articola l’amministrazione, ma è anche il caso degli archivi aggregati depositati presso le singole strutture di ricerca o che ne testimoniano l’attività (particolarmente importante è il fondo conservato presso il Dipartimento di astronomia con atti che risalgono al XVII secolo).
Poi vi sono le acquisizioni fatte sul mercato antiquario o pervenute in dono fra le quali va segnalato per l’importanza che ha sotto il profilo storico, l’archivio della nazione germanica donato nel 1956 alla nostra Università e che contiene una documentazione che risale al XIII secolo, composta di vari codici riccamente miniati e di documenti di grande interesse fra i quali l’immatricolazione di studenti che diverranno famosi come Niccolò Copernico o il futuro imperatore Ferdinando II. All’archivio storico è poi annesso come archivio aggregato quello degli architetti che per l’importanza dei materiali raccolti è già uno dei più importanti archivi del settore.

Ma al di là degli aspetti particolari voglio segnalare piuttosto alcuni orientamenti che segneranno nell'immediato futuro lo status e l'assetto dell'archivio storico bolognese ma che sono anche la testimonianza della crescente attenzione che suscita tale problema a livello internazionale: ricordo al proposito che all'interno del Consiglio internazionale degli archivi si è costituita nel 1992 una Sezione degli archivi universitari, allo scopo di affrontare con mezzi adeguati i problemi comuni.
Potrei limitarmi ad affermare che l’archivio dell’Università è una realtà in mutamento continuo che esige che le specializzazioni tradizionali siano sorrette da nuove competenze: oggi è sempre più necessario coniugare la conservazione degli atti ricorrendo alle moderne tecniche informatiche. Ma la sfida principale riguarda la crescita esponenziale degli archivi: voglio segnalare che dai primi risultati di un censimento in corso che riguarda tutte le sezioni di archivio storico disseminate negli uffici e nei centri di ricerca si è stimato che accorpando tutti i materiali siano necessari circa 5 chilometri e mezzo di scaffalatura e questa è la sfida più impegnativa che ha oggi di fronte la nostra Università in materia di archivi. Oggi dobbiamo fare alcune scelte strategiche che si proiettino sul lungo periodo poiché l’Università di cui ho parlato è quella del 1960, un ateneo cioè di circa 16.000 studenti e 630 fra professori assistenti e personale tecnico, amministrativo ed ausiliario, mentre dobbiamo fin d’ora programmare un archivio storico per quello che è già oggi l’Ateneo di Bologna con i suoi 103.000 studenti e circa seimila fra personale docente e non docente.
Si tratta di una materia scottante che impone di affrontare il problema della selezione e/o della distruzione delle carte come questione di assoluta priorità: è questo un terreno sul quale gli interessi degli storici e quello degli archivisti rischiano sempre di divergere.
A questo proposito la scelta di affidare la direzione dell’archivio storico a un professore di storia ha voluto sottolineare una caratteristica peculiare di questi archivi rispetto a quelli di un qualsiasi ente: mi riferisco cioè al particolare statuto degli archivi storici delle università che, a differenza degli archivi degli altri enti, hanno al proprio interno le persone capaci di valorizzarli, docenti di archivistica, storici delle Università e storici della scienza. Ma all’archivio si rivolgono anche con crescente frequenza sociologi, economisti, politologi che intendono situare le proprie ricerche in un contesto storico.

Tutto questo richiede che rifornendo degli strumenti necessari questo laboratorio noi impariamo a guardare al di là della produzione archivistica emenata dalle istituzioni accademiche concepite in senso stretto, a non limitarci a salvaguardare i materiali documentari prodotti dall’istituzione (verbali del consiglio di amministrazione, regolamenti, documentazione finanziaria, pratiche studentesche), ma anche di intendere l’Università nella sua vocazione primaria, che è quella di un centro votato alla ricerca (si pensi alla storia della scienza), ma anche luogo di incontro e di promozione di una vita culturale, un centro di formazione e di perfezionamento. L’università genera numerose associazioni e organismi complessi che trovano scarsa presenza nelle rituali carte d’archivio (si pensi per i secoli passati ai collegi universitari, alle associazioni studentesche o a quelle dei docenti). Anche su questo versante il nostro archivio ha voluto impostare un progetto di recupero di queste testimonianze, creando una sezione di archivi aggregati nei quali far confluire gli archivi scientifici appartenuti agli studiosi che hanno operato nel nostro Ateneo o, per un altro aspetto, a censire sistematicamente le carte degli archivi dei collegi universitari bolognesi, un’opera che ha comportato lo scandaglio di numerosi archivi pubblici e privati da Bruxelles a Zagabria, da Vienna a Napoli a Torino.

Voglio concludere ribadendo che l’Archivio storico dell’Università va trattato come un laboratorio di ricerca, in tutti i sensi, e come tale va considerato anche nella sua gestione e nelle sue strategie gestionali: esso non è solo un deposito di carte prodotte e ricevute dal contesto universitario, ma costituisce piuttosto un elemento dinamico e un fattore di crescita che può contribuire a determinare alcune condizioni e sviluppi dell’istituzione; esso deve essere uno strumento efficace per gli organi di governo universitari, per chi modella il proprio lavoro di ricerca sulla base delle esperienze. L’archivio storico deve mantenere la sua piena vitalità istituzionale: esso deve essere un laboratorio per la ricerca storiografica ma anche una palestra di autocoscienza organizzativa così necessaria per un’istituzione sempre alla ricerca di nuovi equilibri, ora dettati e regolati da un principio di autonomia che proprio nella sua memoria storica e quindi nell‘archivio ricava le sue prerogative e le procedure per attuarsi.

servizi

Le sedi dell'Archivio (Via Galliera, 3 - Via Irnerio, 49) sono aperte al pubblico per la consultazione dal lunedì al venerdì, dalle 9,00 alle 13,00. I materiali d'archivio da consultare devono essere prenotati via e-mail all'indirizzo:

daniela.negrini@unibo.it

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